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In questi tempi, tempi di marketing sfrenato spesso si vedono in televisione o si leggono sulle riviste pubblicità di trattamenti che prevedono estrazioni multiple e riabilitazioni su impianti nella stessa giornata. Le tecniche chirurgiche di oggi, l’evoluzione della tecnologia dei materiali implantari e protesici consentono questo tipo di trattamenti ma il problema non è se sia possibile o non eseguire questo tipo di trattamenti il problema è se venga utilizzato questo tipo di soluzioni quando non è proprio più possibile trattare il paziente tentando di recuperare gli elementi dentali; non si discute più con il paziente per salvare gli elementi dentali (ove possibile) ma sul numero di impianti e sulla velocità dei trattamenti da eseguire in poche parole non si fanno più trattamenti. Proporre ad un paziente un trattamento piuttosto lungo (se si tratta di malattia parodontale) o a prognosi incerta (se si tratta di elementi particolarmente distrutti da processi cariosi) di questi tempi viene spesso percepito più come tentativo di procurarsi un vitalizio da parte del dentista che di provare a curare il paziente per salvargli i denti.
Da qui la necessità di far capire l’importanza degli elementi dentali e lo sforzo che si dovrebbe fare per mantenerli il più a lungo possibile in bocca. Spesso si sente di pazienti a cui sono stati estratti denti e sostituiti con impianti con la chimera che i secondi sono “eterni” e che non si cariano mai ! E’ vero che non si cariano mai ma sul fatto che sono eterni eufemisticamente si potrebbe discutere, chi è eterno?

 

I denti svolgono la funzione fondamentale di permettere la masticazione, la fonazione e la più “superficiale” estetica;
funzioni che possono essere perfettamente ripristinate anche in loro assenza con l’utilizzo degli impianti dentali e le moderne soluzioni protesiche e su questo non vi è ombra di dubbio. Una funzione però non può essere più ripristinata quando non abbiamo più i denti in bocca se non molto marginalmente ed è la PROPRIOCEZIONE. Cos’è la PROPRIOCEZIONE? Le terminazioni nervose presenti nei nostri denti a livello del ligamento parodontale (complesso che permette il fissaggio dei denti all’osso alveolare) tengono informato il cervello sulla situazione del cavo orale durante i cicli masticatori in modo autonomo indipendente da un controllo nervoso centrale. Il nostro cervello grazie a questo sistema è costantemente informato sulla consistenza e sulle dimensioni del cibo che stiamo masticando e di conseguenza regola in modo automatico velocità e intensità del ciclo masticatorio (a meno di interventi comandati dalla nostra volontà). Una volta persi tutti i denti questa meravigliosa capacità va a farsi benedire e non torna più; ecco perché bisogna far di tutto per non arrivare a questo punto a meno che non sia inevitabile.
I pazienti che presentano un certo numero di denti che possono essere trattati ma che non sono sufficienti a ripristinare una sufficiente capacità masticatoria se non con costose e lunghe terapie che prevedono protesi fisse su denti e su impianti (ponti) devono sapere che da quando diventeranno edentuli, anche se riabilitati su impianti, non avranno più questa funzione e una volta informati se decideranno per una soluzione più rapida lo faranno a ragion veduta con una scelta consapevole.

Esempio di dente che presenta una frattura estesa recuperaqto protesicamente
Frattura   Rimozione pezzo fratturato   Corona e recupero funzionale
Frattura   Rimozione pezzo fratturato   Corona e recupero funzionale

 

Esempio di denti fratturati che non possono essere trattati e necessariamente vanno estratti
Esempio di denti fratturati che non possono essere trattati e necessariamente vanno estratti   Esempio di denti fratturati che non possono essere trattati e necessariamente vanno estratti
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